Cambiamenti climatici e neutralità climatica. Quali le politiche dell'UE.

“I cambiamenti climatici sono un problema serio per gli europei. Gli attuali cambiamenti in termini climatici per il nostro Pianeta stanno ridisegnando il mondo ed enfatizzando i rischi di instabilità in tutte le sue forme. Nell'arco temporale degli ultimi due decenni ci sono i 18 anni più caldi di sempre. Il trend è chiaro. Azioni sul clima immediate e decisive sono essenziali”. Con queste parole si apre 'A Clean Planet for all', il documento di visone strategica dell'Unione europea pubblicata nel novembre del 2018 e che pone l'obiettivo giuridicamente non vincolante per i Paesi membri di arrivare entro il 2050 a zero emissioni di gas a effetto serra. Prefigurando quindi uno scenario europeo in cui si possa raggiungere la cosiddetta carbon neutrality o neutralità climatica.

Tale visione, che prevede diversi scenari possibili per assicurare uno sviluppo dell'economia comunitaria in linea con l'Accordo sul clima di Parigi, è tra i temi in agenda del Consiglio europeo, che si terrà a Bruxelles il 19 e 20 marzo prossimi. La riunione del Consiglio è già stata preceduta da quella dei 28 ministri dell'Energia il 4 marzo scorso, e i cui esiti hanno evidenziato poca trasparenza e numerose lacune all'interno del documento. Secondo quanto denunciato dal rappresentante lussemburghese, Claude Turmes, appoggiato dagli omologhi di Austria, Spagna, Lituania e Irlanda, ben sei degli otto scenari proposti sarebbero completamente inadeguati al rispetto dell'accordo di Parigi. In sintesi, la strategia europea per il 2050 sarebbe “incompleta”. Le altre 2 opzioni più ambiziose, infatti, risulterebbero poco trasparenti, poiché non supportate in maniera chiara da statistiche e cifre. Soprattutto, nessuna tra le opzioni disponibili prevede scenari al 100% rinnovabili.

Un piano e una visione per il 2050 che sembrano quindi non dare seguito al pacchetto energia approvato sempre nel dicembre del 2018 dal Consiglio europeo, in cui si stabiliva che “entro il 2030, l’Ue dovrà ottenere il 32 % della sua energia a partire da fonti rinnovabili e realizzare il grande obiettivo consistente nel migliorare la sua efficienza energetica del 32,5 %”. Un piano e una visione di lungo periodo che sembra quindi lasciare alla responsabilità dei singoli Paesi membri sul come perseguire la neutralità climatica.

 

 

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