Plastiche monouso e alternative ecologiche

Cannucce cento per cento vegetali ricavate dalla Lepironia Articulata, foglie di banano per confezionare carne fresca e verdura. A dimostrazione che alternative reali ed ecologiche alla plastica monouso esistono e possono davvero rappresentare un cambiamento. L'importante è avere la forza di cambiare le nostre abitudini e ri-definire gli obiettivi.

Sulla plastica monouso la legislazione europea si è già espressa: si procederà per gradi a partire dal 2021, a cominciare da bastoncini cotonati, posate, piatti, bicchieri, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini. Secondo quanto riportato da RaiNews24, nel marzo scorso, “la plenaria del Parlamento europeo ha approvato, con 560 voti a favore, 35 contrari e 28 astenuti - l'accordo politico (raggiunto il 19 dicembre 2018 fra i suoi negoziatori e il Consiglio Ue) su una direttiva che mira a ridurre drasticamente l'inquinamento marino, vietando o sottoponendo ad altre restrizioni, a partire dal 2021, i 10 prodotti di plastica monouso che rappresentano da soli il 70% dei rifiuti in mare: bastoncini cotonati, posate, piatti, bicchieri, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini”.

Una legislazione che si è resa ulteriormente necessaria dopo la chiusura delle frontiere della Repubblica Popolare cinese alla plastica proveniente dai confini europei. Una chiusura che ha dirottato la plastica consumata anche in Italia verso i Paesi del sud est asiatico. Ai rifiuti industriali e privati delle megalopoli del sud est Asia, già difficili da gestire e smaltire, si sommano, quindi, quelli europei e quelli provenienti dalle coste opposte del Pacifico (Stati Uniti d'America, Giappone, Australia). Stando ai dati ripostati da Global Alliance for Incinerator Alternatives (GAIA) e Greenpeace East Asia, nella sola Thailandia, l'aumento di rifiuti di plastica è aumentato del mille percento, mentre in Malaysia si è passati a 870mila tonnellate nel 2018, il triplo dell'anno precedente. La conseguenza è stata un aumento di centri di smaltimento illegali, che bruciano in modo indiscriminato e mettendo in pericolo falde acquifere, territori e ambienti marini. Aumenti vertiginosi che hanno spinto i governi della zona ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud est asiatico), una zona di quasi settecento milioni di abitanti, a limitare le importazioni di alcune tipologie di plastica. Non è un caso, pertanto, che le due novità di cui si accenna all'inizio, arrivino da negozi e aziende vietnamite. A sottolineare che la legislazione è stata preceduta dalla volontà di trovare soluzioni reali ad un problema che deriva non solo dall'importazione di plastiche, ma anche da uno sviluppo industriale ed economico che brucia sulla propria pelle.

Ben vengano leggi e regolamenti atti a limitare un inquinamento che sta diventando sempre più incontrollato, ma è necessario che il cambiamento parta da ognuno di noi e dalla pratica quotidiana.

 

 

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