Rifiuti post Covid / Le mascherine sono le nuove sigarette

I dispositivi di protezione vengono lasciati dove capita, e sono già stati ritrovati nei fiumi e in mare. Un problema che provoca non solo danni ambientali ma anche di tipo sanitario: è impossibile tracciare tutti i portatori asintomatici del virus, e quindi ciò che indossano è da considerarsi potenzialmente infetto.

Mascherine, guanti in lattice e bottiglie di disinfettante si trovano ovunque, per strada, in mare e sulla spiaggia. Nuovi rifiuti dell’era Covid che hanno preso il posto dei mozziconi di sigarette nel grande mutamento del paesaggio urbano imposto dall’epidemia. A fronte dell’impossibilità di mappare ad oggi tutti i portatori asintomatici del coronavirus, infatti, mascherine e guanti sono da considerarsi rifiuti potenzialmente infetti.

I dispositivi di protezione individuale in dotazione ai cittadini sono monouso e fatti con materiali non sempre riciclabili, questo aumenta a dismisura la quantità di scarti prodotti e, come spesso accade, se non correttamente smaltiti rischiano di alimentare il problema della plastica in mare.

Perfino i guanti fatti di gomma di lattice, un prodotto naturale, possono danneggiare l’ambiente quando si decompongono, perché molto spesso trattati con additivi chimici durante la produzione.

I dipartimenti regionali di Legambiente hanno lanciato l’allarme, spiegando che dal 4 maggio, con la semi libertà e la possibilità di fare sport e passeggiate, guanti e mascherine verranno abbandonati ovunque. Quand’anche non infetti, vanno sigillati in sacchetti dedicati e smaltiti corettamente.

L’Istituto Superiore di Sanità (Iss), allo stesso tempo, nelle sue linee guida per la gestione dei rifiuti, ha affermato che il coronavirus può rimanere attaccato a questi rifiuti «per un intervallo temporale che va da pochi minuti a un massimo di 9 giorni».

Gli operatori che abitualmente ritirano i rifiuti urbani non sono preparati a gestire quelli pericolosi e contaminati e solo a Roma i contagiati tra questi lavoratori sono almeno una ventina, e due i morti in Italia.

Entrambe le questioni sono state sollevate con urgenza da Unicircular (unione imprese economia circolare) e Fise Assoambiente, allarmate dai possibili danni ambientali e dalla flessibilità delle regole di smaltimento domestico in un momento dove l’attenzione per la raccolta dei rifiuti può essere considerato un argomento secondario.

(FONTE LINKIESTA.IT)

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