Studio USA: troppi i residui di farmaci che finiscono nei corsi d'acqua,rischi per l'ambiente ma anche per l'aumento di batteri resistenti

Il dato fu diffuso qualche anno fa dall'Istituto Mario Negri a seguito di uno studio che a suo tempo suscitò grandissimo clamore e scalpore e probabilmente è rimasto nella memoria di tutti, o almeno di molti: nelle acque del fiume Po, nel solo tratto compreso tra Torino e Pavia, scorrono i residui di oltre 40 mila dosi giornaliere di cocaina, quantità che - ai ricercatori dell'epoca . consentì di concludere che circa il 2,7% di popolazione compresa tra i 15 e i 35 anni, nell'area interessata da quel tratto del Po, assume cocaina. A ripescare e riproporre il dato, ieri, è stato un articolo che il quotidiano La Stampa di Torino ha dedicato ad analoghe rilevazioni sulla acque di fiumi e laghi condotte da alcune èquipe scientifiche in Nord America. Grazie anche ai sempre più sofisticati metodi di indagine, analizzando le acque di scarico poi riversate in fiumi e laghi i ricercatori hanno scoperto che nel lago Michigan finiscono elevate quantità di metformina,molecola comunemente utilizzata per il trattamento del diabete. Secondo le rilevazioni, riferisce La Stampa, si tratta di quantità tutt’altro che trascurabili: una ricerca pubblicata dalla rivista Environmental Toxicology fa esplicito riferimento alla possibilità chela metformina presente nelle acque sia in grado di alterare in negativo il ciclo riproduttivo dei pesci. Per valutare gli effetti della molecola sull'ecosistema del lago, infatti, i ricercatori hanno sottoposto alcuni pesci, in laboratorio, a concentrazioni di metformina pari a quelle rilevate nelle acque del lago. Dopo quattro settimane, gli scienziati hanno scoperto che nei pesci maschi erano presenti delle alterazioni negative a livello dei geni che regolano la produzione dei gameti, in grado appunto di danneggiare il ciclo riproduttivo. Ma le analisi delle acque del lago Michigan hanno inevitabilmente rilevato la presenza di altre, diverse molecole come antibiotici e caffeina. Il quotidiano torinese, al riguardo, riporta la valutazione della professoressa Melissa Lenczewski, della Northern Illinois University, esperta di inquinamento delle acque, secondo la quale "per anni si è ipotizzato che il volume di acqua nell’area dei grandi laghi fosse così immenso da diluire senza nessun problema i residui delle molecole in arrivo dagli impianti di trattamento delle acque." La teoria, alla luce delle rilevazioni effettuate sul lago Michigan e dei relativi studi, deve essere sicuramente rivista, dal momento che il caso della metformina non è certamente isolato. Nelle acque dei fiumi, infatti, finiscono anche considerevoli quantità di residui di altri farmaci come gli antibiotici (soprattutto per utilizzo animale), che potrebbero rappresentare un vero pericolo: basti pensare, al riguardo, all'emergenza sanitaria globale (tale è ormai considerata dall'Oms) rappresentata dall'antibiotico-resistenza. "Il dato è allarmante. Stiamo continuando a rilasciare farmaci nei corsi d’acqua. Oggi è possibile ritrovare ceppi batterici resistenti proprio in prossimità degli scarichi" conferma infatti al riguardo Lenczewski. E il problema - se non si troverà il modo di prevenirlo o contrastarlo efficacemente - potrebbe certamente aggravarsi. Fonte: Newsletter Federfarma Lazio - Roma

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